Chetosi: Che cos’è e come funziona la chetosi

Aumentare l’intensità e la frequenza della routine di allenamento è sicuramente un modo per perdere grasso corporeo anche se questo non è l’unico; infatti, è necessario attuare una dieta a basso contenuto di carboidrati come ad esempio la chetogenica che come si evince dal nome stesso coinvolge la chetosi.

Comprendere a fondo cos’è la chetosi è fondamentale prima di provare la dieta che ne assume il nome. In sintesi è possibile descriverla come un processo che si verifica quando vi è un accesso limitato allo zucchero (nel sangue), che è la fonte di alimentazione preferita da molte cellule. La chetosi è spesso associata a diete chetogeniche e a basso contenuto di carboidrati anche se il fenomeno si manifesta durante la gravidanza, l’infanzia, il digiuno e la fame.

Che cos’è la chetosi?

Per entrare in chetosi le persone hanno bisogno di mangiare meno carboidrati al giorno e comunque non più di 50 grammi. Ciò richiede la rimozione di alcuni prodotti alimentari dalla dieta come cereali, caramelle e bevande analcoliche zuccherate e lo stesso dicasi per legumi, patate e frutta che vanno ridotti. Quando si attua una dieta a basso contenuto di carboidrati, i livelli di insulina ormonale diminuiscono e gli acidi grassi vengono rilasciati dalle naturali riserve corporee in notevoli quantità. Molti di questi ultimi vengono successivamente inviati nel fegato dove subiscono un processo di ossidazione che alla fine li trasforma in corpi chetonici, ovvero delle molecole in grado di fornire una maggiore energia all’organismo.

Come funziona la chetosi nel corpo umano?

Quando il cervello non riceve abbastanza glucosio può usare i chetoni per produrre energia, ed il poco glucosio di cui ha ancora bisogno può essere prodotto invece dalle proteine. Tuttavia è importante sottolineare che la chetosi non è la stessa della chetoacidosi. Le persone infatti spesso confondono questi due processi poiché non sanno che la prima fa parte del normale metabolismo, mentre la seconda è una pericolosa condizione del metabolismo stesso che può essere fatale se non trattata. Nella chetoacidosi tra l’altro il flusso sanguigno è inondato di livelli estremamente alti di glucosio (zucchero nel sangue) e chetoni. Quando ciò accade, il sangue diventa acido il che è gravemente dannoso e spesso viene associata al diabete di tipo 1 non controllato. Premesso ciò, ritornando alla chetosi e alla dieta associata che ne assume il nome, è altresì importate aggiungere che è quando i chetoni entrano in gioco nel corso del programma alimentare della suddetta dieta portano a una perdita di peso maggiore.

Come si ottiene il processo di chetosi?

Mettere e quindi mantenere il corpo in chetosi non è esattamente facile in quanto bisogna ridurre al minimo l’assunzione di carboidrati ovvero a non più di 20-50 grammi al giorno. Per fare un esempio una singola pera di media grandezza contiene 26 g di carboidrati, e anche gli alimenti che non sono generalmente considerati ricchi di come noci e verdure ne contengono una piccola quantità e quindi dovranno essere limitati o evitati del tutto. Per ottimizzare la chetosi che è l’elemento base della dieta chetogenica c’è bisogno di proteine, e ciò è importante poiché quando se ne consumano più ​​del necessario il corpo le converte in carboidrati attraverso un processo chiamato gluconeogenesi che tende a neutralizzare la chetosi. Il digiuno intermittente è in tal caso un ottimo modo per ottimizzare la chetosi, ma ciò non vuol dire non assumere cibo, ma ad esempio mangiare per otto ore e poi digiunare per altre 16 oppure seguire una dieta a basso contenuto calorico per alcuni giorni (circa 1.200 calorie giornaliere per una donna e 1.500 calorie per un uomo). Man mano che si assume meno cibo, il corpo utilizza più riserve di grasso.

Quali sono i segni e i sintomi tipici della chetosi?

Controllare il livello di chetoni è un ottimo modo per sapere se il processo correlato è in atto regolarmente. Questo stato metabolico di solito interviene dopo tre o quattro giorni di limitazione dell’apporto di carboidrati o a seguito di periodi di digiuno intermittente. Per misurare il livello di chetoni non bisogna tra l’altro necessariamente consultare un medico; infatti, basta utilizzare un test delle urine o un misuratore di zucchero entrambi utili per stabilire il livello di chetoni presenti nel sangue. Un coefficiente normale deve in tal caso essere inferiore a 0,6 millimoli per litro (mmol / L). Qualsiasi livello superiore a questo margine può indicare uno stato di chetosi.

Infine va sottolineato che i segni e i sintomi fisici della chetosi includono la perdita di peso, quella dell’appetito e un sostanziale aumento di energia per i primi, e alitosi e costipazione o diarrea per i secondi. Molti di questi sintomi sono tra l’altro associati a ciò che la gente chiama influenza cheto e che in genere si attenuano entro un paio di settimane dal momento in cui si è iniziata la dieta.